Bisogna diventare più forti

19 giu
19 giugno 2013

La realtà é questa: saranno sempre le persone più vicine quelle che ci faranno più male. A volte non deliberatamente chiaro, spesso agendo spinte dall’affetto che provano per noi ma il risultato é che le ferite più dolorose ce le infliggono proprio loro.

Questo perché le persone più vicine sono quelle a cui teniamo di più, quelle a cui vogliamo più bene e a cui apriamo il nostro cuore rendendoci di fatto vulnerabili. Ma questo é giusto e normale, é nella nostra natura e non potrebbe essere altrimenti, l’uomo non é fatto per vivere da solo.

Per quanto mi riguarda, tranne rari casi, il male che mi hanno fatto le persone a cui tengo di più é sempre stato in qualche modo inconsapevole ma purtroppo se sei una persona sensibile a volte basta una frase a ferire in modo più o meno profondo.

Il punto é che non possiamo pretendere di cambiarli. Dobbiamo sicuramente spiegare cosa ci fa star male o ci ferisce ma spesso non basta, molte volte non se ne rendono nemmeno conto. L’unica soluzione é diventare più forti noi.

Fare in modo, lavorando su noi stessi, che non basti così poco per farci star male. Che una frase “sbagliata” non arrivi a rovinarci una giornata, a farci piangere o a farci del male.

Questa é la strada. Che non vuol dire diventare insensibili, assolutamente. Vuol dire solo essere più sicuri di noi stessi e imparare a vedere le cose da angolature diverse. Riuscire a dare all’altro delle attenuanti. A maggior ragione se sappiamo che ci vuole bene e che sicuramente il suo scopo non é quello di farci del male.

Questa é la teoria, io ci sto provando. Mi auguro di riuscirci perché mi rendo conto che starmi vicino é già abbastanza difficile senza che una frase “sbagliata” debba sempre trasformarsi in discussione e mi riesca a far stare tanto male. Speriamo bene!

Perché sono andata in pausa e come sto adesso

13 giu
13 giugno 2013

L’ultimo post risale a oltre sei mesi fa. A me invece sembra passato un secolo. Ci siamo lasciati qualche tempo dopo il mio outing e dopo che avevo quindi iniziato a parlare di disturbi alimentari, raccogliere storie su chi aveva sofferto di dca e parlare della mia guarigione dall’anoressia come di un successo.

Perché fino a novembre, da circa un anno, mi sentivo davvero bene. Tanto che la terapia si era sempre più diradata fino a una seduta al mese circa.

Ho smesso di scrivere qui nel momento in cui mi sono resa conto che qualcosa non andava di nuovo, dentro di me. Che certi pensieri e meccanismi che mi sembrava di aver dimenticato erano tornati ad affacciarsi, seppure in modo molto più blando che in passato. Per capirci non volevo sparire ne sono dimagrita chissà quanti chili, non salto i pasti, insomma se mi rivedeste per strada non vi accorgereste di nulla. Ma sappiamo che questo non vuol dire star bene.

Com’era capitato dopo il mio primo ricovero si é aperto un bivio: convincersi che stavo bene, che in fondo non era nulla, che era normale stare un po’ attenta al cibo e non volere ingrassare (quando invece secondo la mia tabella medica avrei dovuto), che tante donne vivono benissimo (?!) così in fondo (come avevo fatto, appunto, dopo il mio primo ricovero) oppure parlare apertamente dei miei pensieri e delle mie paure con psichiatra e psicologa, ammettere di aver fallito ancora una volta, quando ormai tutto sembrava passato.

L’ho vissuto come un grande fallimento, lo ammetto. Perché avevo provato cosa voleva dire stare DAVVERO bene per quasi un anno, perché questa volta mi ero affidata a persone competenti, perché ce l’avevo messa tutta e anche perché mi ero decisa a raccontare la mia vittoria sull’anoressia dopo una vita di silenzio (sui miei problemi eh? Sul resto ho sempre parlato a volontà)

Mi ci é voluto tanto coraggio per ammettere di avere ancora bisogno di aiuto con me stessa, ancor di più per decidere di dire “Sto ancora male” a chi mi segue e ormai da mesi mi vedeva entrare in studio sorridente e spensierata.

Il coraggio di dire che ancora ho qualche problema a tutti quelli che si erano complimentati con me per la guarigione ancora non l’ho trovato del tutto (alcuni lo sanno, altri no).

E poi la paura, tantissima paura di ricaderci in pieno, di farmi di nuovo inghiottire da quel vortice che mi aveva portato a dover abbandonare il golf, a essere tutta ossa, ai ricoveri e agli psicofarmaci.

Superato questo primo momento mi hanno fatto riflettere sul fatto che la mia scelta, quella di chiedere aiuto alle prime avvisaglie, in realtà é stata una grande vittoria, non un fallimento.

Fallirei se smettessi di farmi aiutare, se lasciassi che i miei problemi prevalessero, se smettessi di lottare per essere felice, quella sì che sarebbe una grande sconfitta. Ora l’ho capito.

La situazione attuale é che ho ripreso sedute settimanali con la psicologa e a settimane alterne con la psichiatra, che ho tantissimo su cui lavorare (lo sapete che i dca sono solo un sintomo di cose ben più grosse che stanno sotto vero?) ma adesso rispetto ad anni fa sono molto più consapevole e lucida un po’ su tutto (non sembrerebbe vero? :-P ) e sono certa che questa sia la strada giusta per arrivare a star bene. DAVVERO BENE.

Impara a dire “Ti voglio bene”

15 nov
15 novembre 2012

Ti voglio beneSono figlia di un padre che ha sempre avuto grosse difficoltà ad esternare a parole i propri sentimenti. Non credo mi abbia mai detto “To voglio bene”. Certo me lo ha dimostrato in mille modi e sono convinta che i fatti contino più delle parole ma credo che il non riuscire ad esternare emozioni e sentimenti sia un grosso limite. Secondo la mia esperienza è più che altro un limite maschile, come se il mostrarsi sentimentali fosse un indice di scarsa virilità. Che corbelleria.

Odio quanto mi sento dire frasi come “Tanto lo sai che ti voglio bene”. Certo lo so, ma sentirselo dire è bello. Non dobbiamo mai dare per scontato che gli altri sappiano quello che proviamo, magari è così ma magari no. Siamo tutti diversi.

Quando sento qualcosa (soprattutto un sentimento positivo) io la dico.

Preferisco dire “Ti voglio bene” “Tengo a te” “Sei importante” alle persone a cui voglio bene una volta di più che una di meno. Anche se credo di dimostrare quanto tengo alle persone pure con i fatti, tutti i giorni.

Anche perchè nella vita non si sa mai… ho visto una persona a me cara struggersi dopo la morte improvvisa di un amico perchè sapeva di non avergli mai detto quanto era importante per lui. Tanti, troppi rimpianti.

Impara a dire alle persone a cui tieni quanto gli vuoi bene, lo sai bene anche tu, in fondo, quanto riscalda il cuore sentirselo dire.

Autolesionismo

13 nov
13 novembre 2012

Autolesionismo e dcaDi tutte le problematiche con cui ho avuto a che fare nei miei due ricoveri quella che senza dubbio mi ha shockato maggiormente è stato sicuramente l’autolesionismo. Qualcosa che per fortuna non ho provato in prima persona ma che, proprio per la mia paura del dolore fisico, mi lascia del tutto sgomenta. Vedere un’amica che prende un taglierino e si incide un braccio davanti a te fa una certa impressione, credetemi (io sono quasi svenuta).

Molto spesso l’autolesiosmo è associato ad altro come disturbi alimentari, dipendenze, depressione, personalità borderline e disturbo bipolare. Il dolore fisico è una risposta al dolore che si porta dentro, un modo per alleviare il lancinante dolore emotivo che non si riesce a gestire, per calmare ansia e angoscia. Chi soffre di questa patologia trova giovamento nel ferirsi, spesso non sente nemmeno il dolore, anzi. E se si cronicizza alla fine il farsi del male diventa un gesto necessario come il bere per l’alcolizzato.

Ho visto ragazze a cui era stato tolto tutto per evitare che si facessero male ma loro riuscivano comunque a provocarsi ferite sbattendo la testa contro il muro fino a farsi uscire il sangue. Ho visto le braccia di ragazzi giovanissimi in cui la pelle non si distingueva più tante erano le cicatrici, le crosticine e le ferite aperte.

Anche in questo caso, come per le altre dipendenze, è necessaria una terapia psicologica per permettere all’individuo di affrontare il dolore emotivo in un modo più sano e allontanarsi gradualmente dal suo bisogno di farsi male.

La mia bolletta A2A è su Google

07 nov
7 novembre 2012

Messaggio bolletta su google A volte capitano cose davvero bizzare, anche che hanno proprio dell’incredibile direi. Ieri una persona che non conoscevo mi ha scritto un messaggio su Facebook chiedendomi se per caso quella che aveva trovato online, cercando su google alcuni dati dell’A2A, era la mia bolletta.

Il primo pensiero è stato: “Ma questo da i numeri?”. Controllo il link, per sicurezza cerco il file su google e, cavolo, era davvero la mia bolletta!!! Una vecchia bolletta del 2010 quando abitavo altrove e avevo altri pensieri ma ci sono i miei dati i miei importi etc, insomma il pdf originale A2A.

Appurato che è stata caricata su un server a cui io non ho accesso e che io con questo noto network di blog non ho mai avuto a che fare (nel senso non ci ho mai lavorato, lavoravo per i loro competitor) capirete che è davvero un mistero!!

Ho chiesto di cancellare il pdf dal server ma non credo capirò mai come ci è finito!!!

Google bolletta A2A

 

 

 

 

 

 

PS Occhio a dove salvate i vostri documenti personali!!! :-P

Disturbi alimentari: non esiste la bacchetta magica

05 nov
5 novembre 2012

disturbi alimentari guarigioneUna delle cose che rende i disturbi alimentari tanto difficili da superare è che non esiste una pillola che li faccia passare per magia. Non esistono medicine, in effetti, che li possano curare.

L’unica via di guarigione è la terapia.

Ma anche qui. Non esiste una terapista e un tipo di percorso terapeutico che funzioni per tutti allo stesso modo. Perchè ognuno di noi è diverso e ogni situazione è a sua volta diversa. L’unica cosa che possiamo fare è andare per tentativi e impegnarci ogni volta al massimo. Se quella via non porta a nulla provarne un’altra, sempre con determinazione.

Non conosco in pratica nessuno che abbia trovato la sua strada per guarire al primo colpo. Quindi la cosa non va vissuta come un fallimento, il fallimento sarebbe smettere di tentare. Mollare la spugna, rinunciare alla Vita.

E nemmeno smettere di credere nella guarigione. Perchè guarire dai disturbi alimentari è possibile. Non facile, doloroso, magari lungo a volte ma se ne esce alla grande.

Un sacco di ragazze mi chiedono di rivelargli la “formula magica” ma purtroppo la formula magica non esiste, bisogna trovare un valido aiuto psicologico (e magari non solo, sto pensando alle equipe dei centri specializzati), affidarsi e impegnarsi tantissimo ogni giorno per debellare questo male dell’anima che non ci permette di vivere.

In amore bisogna buttarsi, ma con la rete

30 ott
30 ottobre 2012

Rete in amoreIl mio motto è “Segui il tuo cuore”. Sono romantica e credo moltissimo dell’amore. Anche se in passato l’amore mi ha portato dritta in clinica e per uscirne ci sono voluti mesi. Ma a ben pensarci non è stato l’amore, è stato il mio modo sbagliato di amare. Credo che anche per amare nel modo giusto ci voglia un certo equilibrio interiore senza il quale non siamo in grado di instaurare dei rapporti “sani” con l’altro.

Io quell’equilibrio non ce l’avevo e quando ho trovato il Grande Amore ho improntato tutta la mia vita su di lui, era diventato lui tutto il mio mondo, avevo investito tutto su quella storia, ero arrivata a pensare che la mia vita non avrebbe avuto ragion d’essere senza di lui. Avevo instaurato una sorta di dipendenza affettiva.

Ma in un rapporto a due non dobbiamo mai dimenticare che, appunto, si è in due. Che l’altro per quanto vicino, per quanto ci ami resta sempre “l’altro”. Che la coppia è formata da due singoli indivui che devono comunque riuscire a mantenere una propria identità e degli spazi propri. La nostra vita non dev’essere del tutto incentrata su una singola persona o nel momento in cui questa verrà a mancare, cambierà idea, si allontanerà come affronteremo la perdita?

Per questo credo sia importante costruirsi una solida rete di affetti, avere dei propri interessi e coltivare anche altre relazioni (di amicizia eh? non fraintendetemi) oltre che quella con l’amato in questo modo avremo anche un rapporto più equilibrato con lui, meno ansioso, meno guidato dal terrore di perderlo. Insomma una rete di salvataggio in caso di caduta. Perchè si spera di non sbagliarsi mai in amore, che durerà per sempre, che lui non ci farà mai del male ma purtroppo a volte capita e non possiamo permettere ad una singola persona di rovinarci la vita e la salute.

Quindi in amore buttatevi sempre, seguite il vostro cuore ma non dimenticatevi che voi valete come singola persona indipendentemente da lui e tessete nel frattempo anche una rete di salvataggio perchè anche se non cadrete mai (ve lo auguro) vi aiuterà a vivere meglio la relazione con la vostra metà il fatto che non esista solo lui nella vostra vita.

Psicofarmaci e disturbi alimentari

23 ott
23 ottobre 2012

Medicine anoressia bulimiaServono i farmaci per contrastare i disturbi alimentari? Questa è una delle domande più comuni. In generale gli psicofarmaci servono a mitigare i disturbi che spesso si accompagnano con i dca quali depressione, fobie, ansia e attacchi di panico. Nessun farmaco potrà mai servire a qualcosa se non insieme alla giusta terapia psicologica, questa è una certezza. Non esiste un farmaco che vi guarirà dall’anoressia o dalla bulimia. Ma con alcuni psicofarmaci potrete seguire più facilmente la terapia e trarne maggiori benefici.

Io ho usato gli psicofarmaci solo nel mio secondo ricovero quando il dca era il minore dei problemi, si erano infatti manifestati dei sintomi psichiatrici (depressione, fobie, ansia etc) per i quali devo dire le medicine hanno fatto molto e mi hanno permesso di seguire con profitto la terapia. Li ho presi (ovviamente) sotto stretto controllo medico e psichiatrico. E la psichiatra era a stretto contatto con la psicologa e con il medico curante. Facevo controlli ed esami clinici ogni pochi mesi. Questo è il modo giusto di prendere questo tipo di medicinali.

Ecco alcune verità sugli psicofarmaci:

- Per determinate patologie servono moltissimo, credo che senza non se ne esca proprio (vedi depressione ad esempio)
- Possono prescriverli solo psichiatri (che poi devono controllare periodicamente la loro efficacia e deciderne il dosaggio)
- Non sostituiscono la terapia psicologica, la integrano
- Hanno effetti collaterali anche fastidiosi ma che vanno sciamando col tempo (giramenti di testa, vertigini, sonnolenza etc) e che spariscono completamente appena finirete la cura
- Non vanno mai iniziati e terminati di colpo (la psichiatra aumentarà e scalerà la dose con i giusti criteri)

Usando gli psicofarmaci non vi trasformerete in uno zombie, ve lo garantisco. Io ho smesso di usarli solo qualche mese fa. Sotto psicofarmaci mi sono persino sposata e ho fatto la luna di miele. Nessuno si rende conto che li usate se non glielo dite voi. Quindi se ve li prescrivono affidatevi a chi vi cura, non abbiate paura e non fate di testa vostra.

NB Non sono un medico parlo solo per esperienza personale

Persone che sanno ascoltare

15 ott
15 ottobre 2012

Arte di saper ascoltareNella mia vita ho incontrato davvero poche persone che sapessero ascoltare. Perchè per ascoltare davvero qualcuno non basta sederti vicino a lui e lasciarlo parlare. Saper ascoltare vuol dire molto di più. Vuol dire sentire quel che una persona dice con le orecchie ma anche con il cuore. Vuol dire interessarsi a quel che l’altro dice e non solo ricevere delle informazioni passivamente. Sono rare le persone che ti ascoltano in questo modo, davvero interessate a quel che hai da dire. Quelle che quando parli non si distraggono pensando ai fatti loro ma si concentrano su di te. E non dipende solo da quel che racconti, è proprio un’attitudine personale, una qualità oltre che una capacità.

Le persone fondamentalmente pensano ai fatti loro. Il punto alla fine è questo. Facilmente ti rovesciano addosso le loro storie, le loro ansie, i loro problemi, difficilmente vorranno ascoltare quello che hai da dire tu. Scarsa attenzione per l’altro. Una triste constatazione.

Pensare che invece a me piace tantissimo ascoltare gli altri. Sono sempre stata timida quindi non ho mai amato troppo parlare di me stessa ma ho sempre avuto una grande curiosità verso gli altri. Essendo parecchio sensibile mi faccio proprio prendere dalle storie altrui, partecipo emotivamente. Mi appassiono e sposto la mia totale attenzione sull’altro. Mi piace capire le persone e credo che solo ascoltando e osservando con grande attenzione si possa conoscere davvero qualcuno.

E voi pensate di saper (davvero) ascoltare?

Non tutto il male viene per nuocere (vivere davvero)

08 ott
8 ottobre 2012

Quando stai male per tanto tempo alla fine ti convinci che quella sia la vita. Quelle giornate governate dai tuoi schemi mentali, quelle emozioni smorzate, quei sentimenti repressi. Davvero pensi che la tua vità sarà sempre così perchè non ti ricordi nemmeno come sia “vivere” e non pensi nemmeno di meritarti altro. Trovi normale il non avere amici e resti sorpresa quando qualcuno si interessa a te visto la bassa stima che hai di te stessa.

Questo per tanti anni. Troppi anni. In quel limbo in cui non stai tanto male da allarmare nessuno o da spingerti a cercare aiuto e non lo ammetti nemmeno con te stessa che non stai bene, perchè è faticoso pensare di tornare a lavorare su di te, ancora. E’ faticoso ammettere di non essere ancora del tutto guarita. E poi tutti ti dicono “Ma stai benissimo!”. E non si rendono conto che non sempre il “fuori” corrisponde al “dentro” e per star davvero bene bisogna star bene dentro.

Poi capita un evento talmente grosso e traumatico che sconvolge tutto e ti fa cadere tanto in basso che tocca ricoverarti. E lì ti curi sotto ogni punto di vista, vieni messa con la forza davanti ai tuoi problemi e con tanta fatica e tanto dolore rinasci. E capisci il senso della frase “Non tutto il male vien per nuocere”.

Perchè forse se non fosse accaduto nulla avresti continuato ad accontentarti di una “non vita”. Perchè capisci che la vita è un’altra, che le emozioni sono altre, che se ti apri alle persone, se superi la paura che ti feriscano, loro si avvicinano e riescono forse anche meglio di te a vedere quello che c’è di bello dentro te stessa. Che la tua sensibilità può trasformarsi da condanna in dono.

E’ come risvegliarsi da un torpore o infilarsi gli occhiali giusti dopo tanto tempo in cui vivevi con la vista offuscata, ora vedo tutto nitido, tutti i colori e le sfumature che rendono la vita magnifica.

Ma voi che mi leggete siete sicure di vivere davvero? Non aspettate che accada qualcosa di traumatico per decidere di iniziare a vivere, per cambiare le cose e non accontentatevi mai di una non vita, non perdete tempo prezioso.