Anoressia: la storia di Roberta
Da piccola ero una bambina molto solare, mi raccontano che ridevo sempre e piangevo pochissimo. Ho dei ricordi molto belli della mia infanzia trascorsa per lo più con mia nonna visto che i miei genitori lavoravano tutto il giorno fino a tardi e anche nei week end. Mia nonna era la mia migliore amica, la mia mamma e il mio papà, le volevo tantissimo bene e mi conosceva anche meglio di quanto non mi conoscessero i miei genitori. Quando avevo 14 anni purtroppo si ammalò di un brutto male e nel giro di sei mesi morì. Il dolore fu immenso ma non riuscii a piangere nemmeno una lacrima. Il mio sorriso si era spento, la mia allegria sciamata. Convinsi i miei genitori che non avevo bisogno di una babysitter, che me la sapevo cavare da sola. In realtà io volevo solo stare sola per non essere costretta a sorridere, a parlare, a far finta di star bene e a mangiare. Volevo solo farmi piccola piccola, scomparire. Complice il fatto di esser sola quasi sempre non fu difficile ridurre sempre di più il cibo ingerito fino al semi digiuno. I miei genitori non si accorsero di nulla troppo presi dal loro lavoro e se da una parte questo mi faceva piacere perchè potevo non mangiare senza problemi una parte di me avrebbe voluto urlare “Cazzo, non mi vedete? Sto morendo! Fate qualcosa”.
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