Anoressia: la storia di Roberta

14 mag
14 maggio 2012

Storia di anoressia nervosaDa piccola ero una bambina molto solare, mi raccontano che ridevo sempre e piangevo pochissimo. Ho dei ricordi molto belli della mia infanzia trascorsa per lo più con mia nonna visto che i miei genitori lavoravano tutto il giorno fino a tardi e anche nei week end. Mia nonna era la mia migliore amica, la mia mamma e il mio papà, le volevo tantissimo bene e mi conosceva anche meglio di quanto non mi conoscessero i miei genitori. Quando avevo 14 anni purtroppo si ammalò di un brutto male e nel giro di sei mesi morì. Il dolore fu immenso ma non riuscii a piangere nemmeno una lacrima. Il mio sorriso si era spento, la mia allegria sciamata. Convinsi i miei genitori che non avevo bisogno di una babysitter, che me la sapevo cavare da sola. In realtà io volevo solo stare sola per non essere costretta a sorridere, a parlare, a far finta di star bene e a mangiare. Volevo solo farmi piccola piccola, scomparire. Complice il fatto di esser sola quasi sempre non fu difficile ridurre sempre di più il cibo ingerito fino al semi digiuno. I miei genitori non si accorsero di nulla troppo presi dal loro lavoro e se da una parte questo mi faceva piacere perchè potevo non mangiare senza problemi una parte di me avrebbe voluto urlare “Cazzo, non mi vedete? Sto morendo! Fate qualcosa”.

Dopo un anno di questa vita mi sentii male a scuola, collassai in bagno. La preside chiamò i miei genitori e li costrinse a farmi parlare con uno psicologo. I miei, che nemmeno a quel punto sembrarono per nulla preoccupati fecero il loro “compitino” mi portarono da uno psicologo, un idiota che mi parlava di cose che non capivo o forse non volevo capire. Mi impuntai, ricattai i miei genitori, gli promisi che avrei mangiato ma che non volevo più andare dallo psicologo e così fu. Ripresi qualche kg e loro sembrarono sollevati ma appena abbassarono la guardia io ripresi il mio non mangiare. Dimagrii molto, se ne accorsero a scuola e se ne accorsero anche i miei ma non fecero nulla più che mandarmi da un dietologo. Cosa poteva mai fare un dietologo che mi parlava dell’importanza del cibo quando io quel cibo non lo volevo proprio mangiare? Cosa mi interessava della salute? Delle proteine? Delle vitamine? Dei minerali?

Questa situazione andò avanti per un po’ ancora poi divenni talmente magra e debole che mi dovettero ricoverare. Solo lì, sul quel letto di ospedale tra pazienti gravi con malattie incurabili, ormai 17enne, capii che dovevo fare qualcosa, dovevo riprendermi la mia vita. Che non avrei fatto un torto ai miei genitori lasciandomi morire di fame, lo avrei fatto solo a me stessa. Accettai di ricominciare a mangiare qualcosa ma soprattutto mi diedi da fare per trovare uno psicologo che fosse ferrato sui disturbi alimentari e mi affidai a lui con la voglia e la speranza di liberarmi da quell’incubo e tornare a sorridere.

Il mio percorso di guarigione non è stato ne veloce ne facile, ho dovuto elaborare un sacco di cose della mia infanzia e superare il risentimento verso i miei genitori e la sensazione di perdita per la morte di mia nonna ma ce l’ho fatta. Ora ho 21 anni e da uno sto davvero bene, sono tornata a sorridere, ho trovato un fidanzato fantastico e ho ripreso l’aspetto di un persona sana, senza ossa che sporgono.

Grazie a te, Barbara, di avermi permesso di raccontare la mia storia, spero possa servire ad altre ragazze.

PS Vuoi condividere la tua storia di anoressia o bulimia per dare una speranza a chi ne soffre ancora? Mandamela a fioccolilla@gmail.com

Tags: , ,
0 replies

Leave a Reply

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>