Archive for category: Disturbi alimentari

Bisogna diventare più forti

19 giu
19 giugno 2013

La realtà é questa: saranno sempre le persone più vicine quelle che ci faranno più male. A volte non deliberatamente chiaro, spesso agendo spinte dall’affetto che provano per noi ma il risultato é che le ferite più dolorose ce le infliggono proprio loro.

Questo perché le persone più vicine sono quelle a cui teniamo di più, quelle a cui vogliamo più bene e a cui apriamo il nostro cuore rendendoci di fatto vulnerabili. Ma questo é giusto e normale, é nella nostra natura e non potrebbe essere altrimenti, l’uomo non é fatto per vivere da solo.

Per quanto mi riguarda, tranne rari casi, il male che mi hanno fatto le persone a cui tengo di più é sempre stato in qualche modo inconsapevole ma purtroppo se sei una persona sensibile a volte basta una frase a ferire in modo più o meno profondo.

Il punto é che non possiamo pretendere di cambiarli. Dobbiamo sicuramente spiegare cosa ci fa star male o ci ferisce ma spesso non basta, molte volte non se ne rendono nemmeno conto. L’unica soluzione é diventare più forti noi.

Fare in modo, lavorando su noi stessi, che non basti così poco per farci star male. Che una frase “sbagliata” non arrivi a rovinarci una giornata, a farci piangere o a farci del male.

Questa é la strada. Che non vuol dire diventare insensibili, assolutamente. Vuol dire solo essere più sicuri di noi stessi e imparare a vedere le cose da angolature diverse. Riuscire a dare all’altro delle attenuanti. A maggior ragione se sappiamo che ci vuole bene e che sicuramente il suo scopo non é quello di farci del male.

Questa é la teoria, io ci sto provando. Mi auguro di riuscirci perché mi rendo conto che starmi vicino é già abbastanza difficile senza che una frase “sbagliata” debba sempre trasformarsi in discussione e mi riesca a far stare tanto male. Speriamo bene!

Autolesionismo

13 nov
13 novembre 2012

Autolesionismo e dcaDi tutte le problematiche con cui ho avuto a che fare nei miei due ricoveri quella che senza dubbio mi ha shockato maggiormente è stato sicuramente l’autolesionismo. Qualcosa che per fortuna non ho provato in prima persona ma che, proprio per la mia paura del dolore fisico, mi lascia del tutto sgomenta. Vedere un’amica che prende un taglierino e si incide un braccio davanti a te fa una certa impressione, credetemi (io sono quasi svenuta).

Molto spesso l’autolesiosmo è associato ad altro come disturbi alimentari, dipendenze, depressione, personalità borderline e disturbo bipolare. Il dolore fisico è una risposta al dolore che si porta dentro, un modo per alleviare il lancinante dolore emotivo che non si riesce a gestire, per calmare ansia e angoscia. Chi soffre di questa patologia trova giovamento nel ferirsi, spesso non sente nemmeno il dolore, anzi. E se si cronicizza alla fine il farsi del male diventa un gesto necessario come il bere per l’alcolizzato.

Ho visto ragazze a cui era stato tolto tutto per evitare che si facessero male ma loro riuscivano comunque a provocarsi ferite sbattendo la testa contro il muro fino a farsi uscire il sangue. Ho visto le braccia di ragazzi giovanissimi in cui la pelle non si distingueva più tante erano le cicatrici, le crosticine e le ferite aperte.

Anche in questo caso, come per le altre dipendenze, è necessaria una terapia psicologica per permettere all’individuo di affrontare il dolore emotivo in un modo più sano e allontanarsi gradualmente dal suo bisogno di farsi male.

Disturbi alimentari: non esiste la bacchetta magica

05 nov
5 novembre 2012

disturbi alimentari guarigioneUna delle cose che rende i disturbi alimentari tanto difficili da superare è che non esiste una pillola che li faccia passare per magia. Non esistono medicine, in effetti, che li possano curare.

L’unica via di guarigione è la terapia.

Ma anche qui. Non esiste una terapista e un tipo di percorso terapeutico che funzioni per tutti allo stesso modo. Perchè ognuno di noi è diverso e ogni situazione è a sua volta diversa. L’unica cosa che possiamo fare è andare per tentativi e impegnarci ogni volta al massimo. Se quella via non porta a nulla provarne un’altra, sempre con determinazione.

Non conosco in pratica nessuno che abbia trovato la sua strada per guarire al primo colpo. Quindi la cosa non va vissuta come un fallimento, il fallimento sarebbe smettere di tentare. Mollare la spugna, rinunciare alla Vita.

E nemmeno smettere di credere nella guarigione. Perchè guarire dai disturbi alimentari è possibile. Non facile, doloroso, magari lungo a volte ma se ne esce alla grande.

Un sacco di ragazze mi chiedono di rivelargli la “formula magica” ma purtroppo la formula magica non esiste, bisogna trovare un valido aiuto psicologico (e magari non solo, sto pensando alle equipe dei centri specializzati), affidarsi e impegnarsi tantissimo ogni giorno per debellare questo male dell’anima che non ci permette di vivere.

Psicofarmaci e disturbi alimentari

23 ott
23 ottobre 2012

Medicine anoressia bulimiaServono i farmaci per contrastare i disturbi alimentari? Questa è una delle domande più comuni. In generale gli psicofarmaci servono a mitigare i disturbi che spesso si accompagnano con i dca quali depressione, fobie, ansia e attacchi di panico. Nessun farmaco potrà mai servire a qualcosa se non insieme alla giusta terapia psicologica, questa è una certezza. Non esiste un farmaco che vi guarirà dall’anoressia o dalla bulimia. Ma con alcuni psicofarmaci potrete seguire più facilmente la terapia e trarne maggiori benefici.

Io ho usato gli psicofarmaci solo nel mio secondo ricovero quando il dca era il minore dei problemi, si erano infatti manifestati dei sintomi psichiatrici (depressione, fobie, ansia etc) per i quali devo dire le medicine hanno fatto molto e mi hanno permesso di seguire con profitto la terapia. Li ho presi (ovviamente) sotto stretto controllo medico e psichiatrico. E la psichiatra era a stretto contatto con la psicologa e con il medico curante. Facevo controlli ed esami clinici ogni pochi mesi. Questo è il modo giusto di prendere questo tipo di medicinali.

Ecco alcune verità sugli psicofarmaci:

- Per determinate patologie servono moltissimo, credo che senza non se ne esca proprio (vedi depressione ad esempio)
- Possono prescriverli solo psichiatri (che poi devono controllare periodicamente la loro efficacia e deciderne il dosaggio)
- Non sostituiscono la terapia psicologica, la integrano
- Hanno effetti collaterali anche fastidiosi ma che vanno sciamando col tempo (giramenti di testa, vertigini, sonnolenza etc) e che spariscono completamente appena finirete la cura
- Non vanno mai iniziati e terminati di colpo (la psichiatra aumentarà e scalerà la dose con i giusti criteri)

Usando gli psicofarmaci non vi trasformerete in uno zombie, ve lo garantisco. Io ho smesso di usarli solo qualche mese fa. Sotto psicofarmaci mi sono persino sposata e ho fatto la luna di miele. Nessuno si rende conto che li usate se non glielo dite voi. Quindi se ve li prescrivono affidatevi a chi vi cura, non abbiate paura e non fate di testa vostra.

NB Non sono un medico parlo solo per esperienza personale

Non tutto il male viene per nuocere (vivere davvero)

08 ott
8 ottobre 2012

Quando stai male per tanto tempo alla fine ti convinci che quella sia la vita. Quelle giornate governate dai tuoi schemi mentali, quelle emozioni smorzate, quei sentimenti repressi. Davvero pensi che la tua vità sarà sempre così perchè non ti ricordi nemmeno come sia “vivere” e non pensi nemmeno di meritarti altro. Trovi normale il non avere amici e resti sorpresa quando qualcuno si interessa a te visto la bassa stima che hai di te stessa.

Questo per tanti anni. Troppi anni. In quel limbo in cui non stai tanto male da allarmare nessuno o da spingerti a cercare aiuto e non lo ammetti nemmeno con te stessa che non stai bene, perchè è faticoso pensare di tornare a lavorare su di te, ancora. E’ faticoso ammettere di non essere ancora del tutto guarita. E poi tutti ti dicono “Ma stai benissimo!”. E non si rendono conto che non sempre il “fuori” corrisponde al “dentro” e per star davvero bene bisogna star bene dentro.

Poi capita un evento talmente grosso e traumatico che sconvolge tutto e ti fa cadere tanto in basso che tocca ricoverarti. E lì ti curi sotto ogni punto di vista, vieni messa con la forza davanti ai tuoi problemi e con tanta fatica e tanto dolore rinasci. E capisci il senso della frase “Non tutto il male vien per nuocere”.

Perchè forse se non fosse accaduto nulla avresti continuato ad accontentarti di una “non vita”. Perchè capisci che la vita è un’altra, che le emozioni sono altre, che se ti apri alle persone, se superi la paura che ti feriscano, loro si avvicinano e riescono forse anche meglio di te a vedere quello che c’è di bello dentro te stessa. Che la tua sensibilità può trasformarsi da condanna in dono.

E’ come risvegliarsi da un torpore o infilarsi gli occhiali giusti dopo tanto tempo in cui vivevi con la vista offuscata, ora vedo tutto nitido, tutti i colori e le sfumature che rendono la vita magnifica.

Ma voi che mi leggete siete sicure di vivere davvero? Non aspettate che accada qualcosa di traumatico per decidere di iniziare a vivere, per cambiare le cose e non accontentatevi mai di una non vita, non perdete tempo prezioso.

Sono stata anoressica e allora?

23 ago
23 agosto 2012

Solo quest’anno ho deciso di parlare apertamente del mio passato. Non so bene perchè. Forse perchè prima di parlare serenamente di certe cose bisogna che passino tanti anni. Forse perchè mi sento più forte e temo meno che la gente mi giudichi per quello che ho vissuto (e che magari fugga). Forse perchè sono convinta che se perdessi delle persone per il mio passato o meglio per l’ignoranza che aleggia intorno ai disturbi alimentari non perderei granchè. Forse anche perchè ho iniziato a collaborare con alcune associazioni contro di disturbi alimentari e non volevo che la cosa venisse fuori in altro modo.

Sta di fatto che ho scritto un post tempo fa in cui per la prima volta raccontavo qualcosa di davvero molto personale e devo dire che gli amici si sono rivelati per quel che sapevo già erano, persone speciali. Anzi. Persone che non credevo mi hanno scritto lunghe email piene di affetto che mi hanno emozionato e commosso.

Io vorrei che fosse chiaro che non ho deciso di parlare della mia anoressia (passata) per sentirmi dire “Poverina” e leggere la compassione negli occhi degli altri. L’ho fatto per raccontarmi meglio. Per condividere con chi mi conosce adesso qualcosa che mi ha segnato profondamente. Perchè anni di malattia e ricoveri e psicoanalisi ti segnano inevitabilmente.

Ma sapete cosa? Ovviamente avrei fatto molto volentieri a meno di tutti quegli anni terribili (e forse solo chi c’è passato sa davvero di cosa parlo) ma adesso sono contenta per tanti motivi:

- Quando vivi momenti/anni tanto brutti poi apprezzi meglio la vita secondo me
- Tanta analisi e tanto lavoro su me stessa mi hanno reso la persona che sono ora (e che sono felice di essere!!)
- Grazie all’analisi ho anche raggiunto delle consapevolezze che mi hanno aiutato anche a vincere la mia patologica timidezza (ebbene sì ero timidissima, ma voi che mi conoscete adesso non lo sospettereste quasi eh? :-P )
- Nei miei ricoveri sono stata a stretto contatto con tanti problemi, con tante ragazze diverse e questo mi ha insegnato a capire meglio le persone, a prestare attenzione agli altri, a osservarli e a non fermarmi sulla superficie delle relazioni

Sono stata anoressica per oltre 12 anni e allora? Allora adesso sto benissimo e vivo la mia vita meglio che posso!!! :-D

Vi racconto il “mio” golf (e perchè ho smesso di giocare)

03 lug
3 luglio 2012

La storia del mio golfHo iniziato a giocare a golf quando avevo circa 6 anni perchè i miei genitori sono entrambi golfisti. I miei mi costringevano a frequentare le lezioni collettive organizzate dal Golf Club Milano, dove ero socia. Io per principio lo odiavo come odiavo tutte le cose imposte. Verso i 14 anni hanno mollato la presa e nel giro di pochi mesi ho iniziato ad appassionarmi davvero a questo sport tanto che mia madre ha praticamente smesso di giocare per potermi accompagnare in giro per l’Italia a giocare Campionati e Gare Giovanili. Mi allenavo tutti i giorni, dopo la scuola. Nell’arco di tre anni sono arrivata a giocare 5 di handicap al Golf Club Milano (hcp di gioco, non Ega).

Il golf era la mia grande passione se non che un problema che già mi portavo dietro da qualche anno (l’anoressia) si è aggravato notevolmente tanto da costringermi a un ricovero durato diversi mesi, a una lenta convalescenza e, purtroppo, ad abbandonare il golf. Per tanti anni non ho più voluto giocare, mi faceva troppo male ripensare agli ultimi tempi sui campi, alla malattia (giocare a golf senza mangiare non è per niente facile) e l’idea di ricominciare mi spaventava tantissimo. Oltre al fatto che quando hai giocato benino non prendere più la palla è abbastanza avvilente. Poi ho conosciuto mio marito, appassionatissimo di golf. Per qualche anno ha smesso di giocare per non lasciarmi sola ogni week end ma capivo che gli costava. Quando abbiamo deciso di sposarci ho ceduto, complice l’incoraggiamento di mio padre che mi ha regalato l’associazione al Golf Club Villa d’Este (che adoro) e ho ripreso a giocare. Sono tornata a lezione dal mio maestro storico Giancarlo Grappasonni. Il 2011 è stato un anno di gioco pessimo. Quest’anno qualcosa è cambiato. A marzo 2012 ero 8,7 di Ega, adesso sono 2,9. Ho ripreso il mio gioco, la mia passione, la gioia di competere anche a buoni livelli, la continua sfida contro me stessa e contro il campo. Mi sto riprendendo quello che la malattia mi aveva preso, con gli interessi.

L’anoressia e la nutrizione forzata

18 giu
18 giugno 2012

Alimentazione forzata per l'anoressiaE’ di questi giorni la notizia della ragazza anoressica che aveva deciso di lasciarsi (definitivamente) morire rifutandosi categoricamente di ingerire alcunchè che il giudice dell’Alta Corte d’Inghilterra ha “condannato” all’alimentazione forzata. Questa decisione ha sollevato un gran polverone. Tanti i contrari a questa imposizione altrettanti i favorevoli. La mia opinione è la seguente:

Con l’anoressia una persona non vuole morire (anche se poi qualche volta purtroppo accade) ma piuttosto lanciare un (distorto) grido d’aiuto, se una persona vuole davvero morire lo può fare in mille modi molto più veloci e sicuri (nel senso del risultato perseguito). Capita che subentri il desiderio di morire in conseguenza all’ossessione che la malattia porta con sè, ci sono dei momenti in cui i pensieri risultano talmente insostenibili che l’unico desiderio è di smettere di “soffrire” (mentalmente). Non so quante ragazze conosco che hanno avuto questi pensieri ma poi hanno ringraziato chi le ha salvate quando ne sono uscite e ora sono tornare a vivere una vita normalissima.

Una scelta fatta in determinate condizioni (ossessione, denutrizione, etc) non può essere considerata la scelta di una persona lucida e pienamente capace di intendere e volere. Il giudice secondo me ha preso la giusta decisione, auguro alla ragazza di riprendersi (perchè nonostante la nutrizione forzata le sue condizioni sono molto gravi) e riuscire ad uscire dall’anoressia per tornare ad apprezzare la vita.

Riconoscere i disturbi alimentari

12 giu
12 giugno 2012

Riconoscere anoressia e bulimiaNon sempre è facile riconoscere i disturbi alimentari, in particolare la bulimia. Gli altri dca infatti hanno manifestazioni più evidenti anche se non sempre il “fuori” rispecchia davvero il “dentro”. L’anoressia è di solito accompagnata da un dimagrimento più o meno marcato e dalla difficoltà di mangiare normalmente quindi di solito salta abbastanza all’occhio come l’obesità mentre il bulimico spesso non ha “esternamente” nulla di anormale visto che compensa quello che mangia con il vomito. Come ho già spiegato più volte non bisogna dimenticare che il cibo e il peso non sono i veri problemi di chi soffre di disturbi alimentari, che i veri problemi sono dentro non fuori ma visto che guardare dentro le persone non è facile per niente per riconoscere questi disturbi spesso ci si deve un po’ basare sul fuori, su quello che appare, sui comportamenti.

In generale chi soffre di dca non ha un buon rapporto con il proprio corpo e con il cibo (e fin qui…) quindi se osservate bene chi ha questi problemi noterete un disagio (leggero o più marcato) in situazioni che coinvolgano questi due ambiti. Per farvi capire difficilmente chi soffre di dca sarà felice di mettersi in costume da bagno, anzi spesso la prova costume è un momento abbastanza drammatico.

Ora parliamo di cibo. Argomento che, badate bene, non bisognerebbe mai toccare con chi ha questi problemi. Che l’anoressica non mangi è noto, che sia magra è noto il punto è che se la malattia è all’inizio o in particolari situaioni non è detto che questi due punti siano così evidenti. Un’anoressica può non essere tanto sottopeso e può mangiare qualcosa. Solitamente quando mangia (soprattutto perchè in compagnia cerca di non mostrarsi diversa per non essere giudicata) sceglie alimenti poco calorici e molto sazianti e beve molto (sempre acqua o bibite senza zucchero), spesso cincischia e sminuzza il cibo in piccoli pezzi, quando è obbligata a fare un pasto poi magari salta i successivi per compensare. Difficilmente sentirete un’anoressica ammettere la sua magrezza, lei non si vede magra.

A tavola i bulimici possono sembrare anche normali, anzi spesso buone forchette. E’ più difficile capire. Il punto è che dopo aver mangiato si causa il vomito. I segnali della bulimia vanno quindi ricercati nell’abitudine improrogabile di recarsi al bagno finito di mangiare, il bere molto (rende il vomito più facile), l’ordine con cui a volte viene ingerito il cibo (per ultime le cose più caloriche che saranno le prime a essere espulse) e in alcuni segni fisici che causa col tempo il vomito, problemi ai denti, allo stomaco, alla gola e alle dita che usa per causarsi il vomito. Chi cerca segni evidenti delle abbuffate (in cui un bulimico può ingerire grandissime quantità di cibo di qualsiasi genere solo allo scopo di riempirsi) non sempre li troverà, spesso il malato non usa le scorte di casa ma si compra da sè quel che vuole mangiare e poi rigettare, insomma non fate affidamento su questo punto, davvero potreste non accorgervi di nulla anche perchè in questo caso spesso il peso della persona è normale.

Ho tralasciato che sia anoressici che bulimici a volte fanno uso di diuretici e lassativi ma questo è più facile da notare esternamente. Quello che però vorrei sottolineare è che spesso i disturbi si incrociano, si passa col tempo da uno all’altro, oppure c’è il caso che il bulimico sia costretto a non vomitare e allora diventi anoressico e l’anoressico costretto a mangiare bulimico oppure che dopo del tempo da anoressici si passi alla bulimia, insomma spero abbiate capito.

In tanti mi avete scritto per cercare di capire se quel vostro parente o quella vostra amica soffre di anoressia o bulimia quindi ho deciso di scrivere questo articolo che non ha assolutamente niente di scientifico (io non sono ne psicologa ne psichiatra) ma viene dalla mia esperienza in prima persona. E’ un articolo molto generale e superficiale, mi perdoni chi ha questi problemi ma ho cercato di essere molto semplice per comunicare a chi invece questi problemi non li ha e quindi non può vedere “oltre”.

Anoressia e bulimia, se ne parla con troppa leggerezza

22 mag
22 maggio 2012

Tabù anoressia e bulimiaL’anoressia e la bulimia come anche gli altri disturbi alimentari sono passati da essere considerate delle forme di pazzia a delle fissazioni a delle malattie inomminabili al giorno d’oggi in cui se ne parla spesso ma in modo poco competente e “leggero”. Da quando ho deciso di dedicare uno spazio del mio blog a questi problemi che mi hanno toccato in prima persona ho ricevuto messaggi e contatti da ogni genere da persone, malate, ex malate o vicine a qualcuno di malato. Io credo che solo chi ci è davvero passato possa capire davvero il dolore, l’ossessione e anche le paure di questi problemi. Mi capita troppo spesso di leggere cose errate e superficiali su questo argomento, frasi fatte e luoghi comuni che lasciano il tempo che trovano.

La prima cosa che vorrei chiarire è che l’anoressia come la bulimia sono i sintomi di un malessere profondo, la vera guarigione infatti non è solo legata al mangiare e ai chili ma all’aver risolto le magagne interiori che non permettono all’individuo di vivere serenamente e che, se non superate, possono portare in seguito a ricadute o a problemi diversi ma in fondo simili.

La moda e quel che porta con sè non sono la causa dell’anoressia e della bulimia. Una persona sana che si trova davanti a modelle super magre non diventerà anoressica come non tutte le ballerine o le modelle sono anoressiche (perchè lo sapete vero che anoressica non è sinonimo di magra??!). Per sviluppare la malattia è necessario avere dentro di sè delle fragilità e delle problematiche che, spesso, ci si porta dietro dall’infanzia e che trovano sfogo nei disturbi alimentari ma potrebbero invece trovar sfogo in altri sintomi in seguito.

Una cosa che mi fa un sacco arrabbiare è poi leggere chi considera questi problemi una fissazione e pensa che basti la forza di volontà per uscirne, in davvero pochi casi questo è vero. Più spesso per guarire ci vuole un lungo percorso fatto di terapia e lavoro su se stessi. I dca sono la prima causa di morte tra le malattie psichiatriche non vanno quindi sottovalutati mai.

PS La donna nella foto è Isabelle Caro, modello volto della campagna No Anorexia, morta di anoressia nervosa a soli 28 anni